METEO
BORSA
09/09/2010 03:54
Audio Foto System
POLITICA
UTILITIES
Oroscopo del Giorno
Mappe
Treni: Orari e Pren.
Alitalia: Orari e Pren.
Meridiana: Orari e Pren.
Airone: Orari e Pren.
Calcolo Codice Fiscale
Calcolo ICI
Calcolo Interessi Legali
Calcolo Interessi di Mora
Verifica Partite IVA
Ricerca C.A.P.
Ricerca Raccomandate
Ricerca Uffici Giudiziari
Gazzetta Ufficiale
Systemshop

«La malattia dell’Italia è la crescita zero»

Emma Marcegaglia, nel suo primo discorso da presidente di Confindustria, individua nella crescita zero il male del nostro Paese. Ma dice anche: «Possiamo rinascere»

 
«La crescita zero è la malattia dell’Italia». È
 così che Emma Marcegaglia, nel suo primo
 discorso da presidente di Confindustria, esor-
 disce davanti alla platea degli industriali e
 della politica. Il neopresidente aggiunge però
 che «possiamo rinascere». Mano tesa ai sin-
 dacati: «Niente più antagonismi».

Di fronte all’assemblea degli industriali, la Marcegaglia si dice convinta che il Paese può rinascere, venendo fuori dalla situazione si stagnazione che ha portato alla crescita zero. «La crisi internazionale – dice il leader degli industriali - mette a nudo drammaticamente tutte le debolezze del sistema. Non possiamo più eludere o rinviare certe scelte, anche difficili e impopolari, indispensabili per non compromettere il nostro futuro». Nel mirino della Marcegaglia non solo la scarsa produttività, ma anche la riforma dello Stato, gli eccessi di burocrazia, di spesa pubblica, di pressione fiscale e di scarsa analisi dei capitoli sui quali intervenire.

Il presidente di Confindustria plaude il governo per il decreto sulla detassazione degli straordinari: «È un segnale importante, una misura che noi proponiamo da tempo. La riforma della contrattazione dovrà però riguardare anche il pubblico impiego, che ha inspiegabilmente ottenuto negli ultimi anni incrementi retributivi più che doppi rispetto al settore privato, senza ricavarne alcun aumento di efficienza».

Emma Marcegaglia invita ad abbandonare la via dell’antagonismo che ha visto contrapposti sindacati e industriali: «Possiamo chiudere una lunga stagione di antagonismo, pensare in maniera nuova il confronto con i sindacati e il modello di relazioni industriali, che oggi sono obsolete. Nella coscienza collettiva si stia esaurendo quel conflitto di classe fra capitale e lavoro che ha segnato la storia degli ultimi 150 anni».

22-05-2008

Copyright 2006 ©