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Mostra "Marina Bindella. Cosmografie" a Roma
L'evento, a cura di Ilaria Schiaffini, aperto al pubblico dal 26 settembre al 15 novembre 2026 al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese
Dalla xilografia alle grandi installazioni, il percorso espositivo presenta i lavori realizzati dal 2020 a oggi attraverso serie e nuclei tematici legati alle origini della materia, alla struttura dell’universo e alla percezione del tempo.
Roma, settembre 2026 – Dal 26 settembre al 15 novembre 2026, presso la Sala del Ninfeo del Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese è ospitata la mostra Marina Bindella. Cosmografie. L’esposizione raccoglie circa quaranta opere — tra dipinti, xilografie, acquerelli e grandi installazioni polittiche — che documentano gli sviluppi più recenti della ricerca di Marina Bindella.
L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è a cura di Ilaria Schiaffini e realizzata con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Roma, che ha sostenuto la pubblicazione del catalogo. Servizi museali: Zètema Progetto Cultura.
Il titolo della mostra allude a un universo di immagini in espansione, in cui le “cosmografie” non sono semplici rappresentazioni del cosmo, ma mappe interiori di processi in divenire: aggregazioni, rarefazioni, trame, orbite e vibrazioni che sembrano indagare il passaggio da una materia primordiale, informe e indifferenziata, a una realtà che prende vita attraverso relazioni invisibili tra tutti gli elementi.
Sebbene i temi cosmici siano da sempre presenti nell’immaginario visivo dell’artista, negli ultimi anni Bindella si è spinta verso l’esplorazione di realtà non percepibili ai sensi: dalla dimensione subatomica della meccanica quantistica all’immensità siderale esplorata dalle ricerche astrofisiche.
L’artista riflette oggi tanto sulla filosofia di Anassimandro e sul concetto di àpeiron (“lo sconfinato”) quanto sulle teorie della meccanica quantistica elaborate da due protagonisti della fisica del Novecento, Paul Dirac ed Erwin Schrödinger. Come osserva la curatrice, Ilaria Schiaffini, docente di Storia dell’arte contemporanea a Sapienza Università di Roma, “la luce e il tempo sono i due fili conduttori delle opere radunate in questa mostra”, nelle quali l’immagine appare come il frammento di un più vasto processo di aggregazione e dispersione della materia.
La mostra mette inoltre in evidenza il metodo operativo trasversale di Marina Bindella, capace di muoversi tra linguaggi e materiali diversi: dalla xilografia, impronta originaria del suo percorso, all’acquerello, dalla pittura al graffito, fino all’impiego di supporti, come i cartoni ondulati, e di matrici inconsuete, quali reti e superfici modulari. Grazie a questi nuovi procedimenti, gli strati dell’immagine non sono localizzabili con precisione e la luce non è più nettamente distinguibile dalle zone scure, ma si incorpora con la materia stessa.
Fondata sull’indagine del segno come principio generativo della forma, della luce e dello spazio, la mostra presenta lavori realizzati dal 2020 a oggi, accanto ad alcuni significativi affondi in periodi precedenti.
Il percorso attraversa serie e nuclei tematici legati alle origini della materia, alla struttura dell’universo, alla percezione del tempo e alle potenzialità generative del segno, includendo anche una selezione di libri d’artista.
Tra i lavori esposti figurano la serie Ab origine, le diverse versioni di Entanglement, le opere dedicate a Il mare di Dirac, Materiaoscura, Lunghezza d’onda, Àpeiron, Scripta mutant, Vortex temporis.
Spiccano inoltre le serie recenti di grande formato, Sui bordi del tempo e Gli occhi del cielo, opere immersive e cromaticamente intense che si sviluppano come polifonie musicali lungo le pareti del Museo.
Nelle serie Àpeiron e in alcuni lavori legati a Il mare di Dirac, il pulviscolo non è più composto soltanto da segni astratti, ma da lettere, grafemi e formule che introducono nella ricerca di Bindella una dimensione insieme scientifica, filosofica e poetica, interrogando il rapporto tra l’uomo, la materia e l’universo.
Federica Pirani, Direttrice della Direzione Patrimonio artistico delle ville storiche della Sovrintendenza Capitolina, nella sua introduzione in catalogo, vi legge “un tessuto dinamico fatto di relazioni, vibrazioni ed energia”, in cui la solidità della materia e la rigidità del tempo si rivelano dimensioni instabili. Le immagini celebrano così uno stato liminale, sospeso tra visibile e invisibile, nel quale il segno si fa vibrazione, energia e possibilità latente.
Nei mondi in formazione restituiti da Bindella, il segno, reiterato e stratificato, non è mai un elemento isolato, ma una particella viva di un campo visivo in continua tensione. Come scrive Beatrice Peria, storica dell’arte e docente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, nel suo saggio in catalogo: “le trame fitte e sempre mutevoli dei segni [...] creano addensamenti e rarefazioni, movimenti pulsanti, ritmi e direzioni”, restituendo un’energia primordiale e cosmica.
Per Claudio Zambianchi, docente di Storia dell’arte contemporanea alla Sapienza Università di Roma, autore di un contributo critico nel catalogo, nelle opere di grande formato “da bidimensionali si fanno ambientali in virtù soltanto della luce che riflettono”: lavori che non invitano a una contemplazione distaccata, ma a un rapporto ravvicinato, fisico e percettivo, con uno spazio che diventa luogo.
“È come se esistesse qualcosa prima dell’opera, fuori dal suo perimetro”, afferma Bindella nell’intervista di Carlo Alberto Bucci, giornalista e critico d’arte, pubblicata in catalogo, descrivendo un lavoro che sembra nascere da una soglia esterna per entrare progressivamente nella superficie. E ancora: “Concepisco il segno come tratto vivente”, formula che restituisce con precisione la natura organica, dinamica e mai puramente decorativa della sua ricerca.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da De Luca Editori d’Arte che contiene, oltre alle riproduzioni delle opere esposte, una presentazione istituzionale di Federica Pirani, il saggio della curatrice Ilaria Schiaffini, i contributi critici di Claudio Zambianchi e Beatrice Peria, l’intervista di Carlo Alberto Bucci all’artista e una biografia critica di Arianna Mercanti. I testi sono corredati da traduzione in inglese a cura di Emma C. Gainsforth. |
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25-09-2026
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