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Caravaggio e i Maestri della Luce al Museo della Fanteria di Roma
In programma fino al 7 giugno, l’esposizione invita i visitatori a immergersi nell’incredibile mondo del caravaggismo, esplorando l’influenza di Michelangelo Merisi, il Caravaggio, su un’intera generazione di artisti
“Caravaggio non ha allievi. Non li ha voluti. Tutt’al più ha seguaci e imitatori. Vengono chiamati “caravaggeschi”. I primi cercano di portare avanti il suo messaggio, la sua poetica, cogliendo quel qualcosa che è al di là della forma. Gli altri ne ripetono a volte pedissequamente le formule estetiche. Tra i suoi seguaci pochi riusciranno a cogliere solo una sfumatura della sua profonda poetica umana e religiosa, che, come un mistero, sembra nascondersi così bene nel suo essere violento e dannato per poi aprirsi e svelarsi in modo meraviglioso nella sua arte”. Così Alberto Bertuzzi, storico dell’arte e curatore, nell’introdurre l’esposizione “Caravaggio e i maestri della luce”, in agenda fino al 7 giugno nella cornice del Museo Storico della Fanteria dell’Esercito Italiano. Prodotta da Navigare S.r.l., con la curatela di Bertuzzi e di Francesco Gallo Mazzeo, l’esposizione è dedicata a Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610) e alla diffusione europea della sua rivoluzione luministica e naturalistica nel Seicento, in pieno periodo Barocco.
La mostra a Roma, dedicata a uno dei più grandi pittori italiani nonché figura rivoluzionaria nella storia dell’arte, è articolata in 6 aree tematiche: Scene di genere (“tra i vari seguaci di Caravaggio c’è chi focalizza la propria attenzione sui personaggi del popolo, sulle cosiddette “scene di genere”, quelle che si svolgono all’interno di una stanza o nelle osterie”); La religione tra fede e umanità (“in Caravaggio il senso dell’umano si incontra con quello del divino”); Luce come rivelazione (“la luce che illumina è da sempre sentita come mezzo di conoscenza: per Caravaggio ciò che esiste è in quanto la luce lo rivela”).
E ancora, Il dramma e il sangue (“nel 1600, Caravaggio dipinge la “Giuditta che decapita Oloferne”, opera nella quale affronta il tema della violenza e della morte”); Immaginazione e realtà: una nuova categoria del ritratto (“spesso le scene sacre, così come le rappresentazioni dei santi, si sono avvalse di figure idealizzate, frutto di un immaginario collettivo”); Il maestro: Caravaggio (“l’incredulità di San Tommaso, opera riassuntiva della poetica del Merisi, dà termine all’esposizione, come in un flashback cronologico”).
La rassegna propone una minuziosa rilettura del caravaggismo come linguaggio moderno e autonomo, in grado di adattarsi ai diversi contesti culturali europei in cui si diffuse facendo leva sull’osservazione delle opere e sul confronto tra artisti attivi nella capitale e nei principali centri del continente. Un iter espositivo, quello allestito, che presenta al pubblico 23 dipinti a olio su tela e su tavola di 22 artisti, prestiti da collezioni private. Da Bartolomeo Manfredi ai francesi Trophime Bigot e Valentin de Boulogne, dagli olandesi Gerrit van Honthorst e Bartholomeus van der Helst a Pietro Paolini, dallo spagnolo Jusepe de Ribera a Massimo Stanzione e Carlo Saraceni.
A consacrare la rassegna, lo spazio conclusivo ospita un omaggio dedicato al Maestro Caravaggio, con “L’incredulità di San Tommaso” (1600-1601), tra i casi attributivi più complessi dell’intero corpus caravaggesco. Al centro del progetto c’è la luce, vero e proprio strumento narrativo e mezzo di conoscenza dell’umano e del divino che rivela tutto il suo potere.
CARAVAGGIO E I MAESTRI DELLA LUCE Museo Storico della Fanteria dell’Esercito Italiano Piazza Santa Croce in Gerusalemme 9, Roma Orari: dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 19.30; sabato, domenica e festivi dalle 9.30 alle 20.30 (ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura) Biglietti: Euro 15 intero (weekend e festivi), Euro 13 intero (feriali), Euro 17 (include ingresso salta la fila), Euro 10 (ridotto per tutti i giorni) Info e prenotazioni: www.navigaresrl.com |
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M.C. |
14-05-2026
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