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Medici di famiglia, Gimbe: ne mancano oltre 3.100
L'analisi della Fondazione in base ai dati al 1° gennaio 2023: "Situazioni più critiche nelle grandi Regioni del Nord". "Entro il 2026 oltre 11.400 pensionamenti"
Entro il 2026, l'Italia potrebbe trovarsi di fronte a una carenza significativa di medici di medicina di famiglia, con la prospettiva di 11.439 professionisti che andranno in pensione. Queste previsioni emergono da un'analisi condotta dalla Fondazione Gimbe, basata sul rapporto di 1 medico di medicina generale ogni 1.250 assistiti, con riferimento alle rilevazioni della struttura interregionale sanitari convenzionati.
Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, l'attuale allarme sulla carenza di medici di base coinvolge tutte le regioni italiane ed è attribuibile a una programmazione inadeguata che non ha garantito il necessario ricambio generazionale in risposta ai pensionamenti attesi. La conseguenza diretta di questa carenza si traduce in difficoltà per i cittadini nel selezionare un medico nelle vicinanze, comportando disagi e rischi per la salute, specialmente per anziani e persone fragili.
Il calcolo della carenza di medici al 2026 tiene conto dei pensionamenti attesi e del numero di borse di studio finanziate per la formazione in medicina generale. Si prevede che la riforma dell'assistenza territoriale, programmata nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), possa rappresentare una svolta nel 2026.
Gimbe stima che nel 2026 il numero di medici di medicina generale diminuirà in media di 135 unità rispetto al 2022, con notevoli disparità regionali. Le regioni del Sud, ad eccezione del Molise, saranno le più colpite, con la Campania (-384), la Puglia (-175) e la Sicilia (-155) tra le maggiori riduzioni.
Un altro dato preoccupante che emerge dallo studio Gimbe evidenzia che quasi la metà dei medici di famiglia supera il limite massimo di 1.500 assistiti. Questo sovraccarico è particolarmente evidente in alcune regioni, come l'Emilia-Romagna, la Campania, la Provincia Autonoma di Trento, la Valle D'Aosta e il Veneto. In queste regioni, più del 50% dei medici supera il massimale di assistiti, con picchi del 71% in Lombardia e 66,3% nella Provincia Autonoma di Bolzano. Gimbe sottolinea che questo sovraccarico può compromettere la disponibilità oraria e la qualità dell'assistenza, sollevando preoccupazioni sulla reale disponibilità dei medici in relazione alla densità abitativa, la distribuzione omogenea sul territorio e la possibilità dei cittadini di esercitare il diritto di libera scelta del professionista sanitario. |
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07-03-2024
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