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IN ARRIVO UN FESTIVAL UNICO NEL SUO “GENDER”

Il Gay Village di Roma, dedicato in questa edizione ai giochi olimpici a tinte rainbow, torna ad ospitare il Gender Docufilm Festival. Dal 4 al 6 settembre al Parco del Ninfeo

 Figlio della stessa manifestazione che lo
 accoglie, anche quest’anno all’interno del-
 la lunga programmazione che da giugno a
 settembre anima la gaia estate romana,
 troverà spazio il festival dedicato al cine-
 ma di genere. Nello specifico ai documen-
 tari, che raccontano ciascuno a proprio
 modo e al meglio delle individuali possibilità, le difficoltà, gli ostacoli ma anche la bellezza e la spontaneità dell’essere se stessi, al di là di ogni identità reale o apparente.
Tre giorni, dal giovedì al sabato, in cui si farà largo una programmazione mista tra corti, medi e lungometraggi, e dove, forse per la prima volta davvero, si darà ampio spazio alle produzioni italiane che nelle scorse edizioni avevano scarseggiato sia per idee che per rappresentatività.

Forte di un  anno di successi e di conseguenti fortunate uscite in sala che hanno contribuito ad una sua maggiore diffusione e conseguente conoscenza da parte del “grande pubblico”, il documentario ha goduto infatti in questo ultimo lasso di tempo di grande  favore sia dai parte dei cineasti, più prolifici e propositivi, che dello spettatore, ben più propenso a prenderne visione.
Ma non solo, anche alcune tematiche, seppur con le dovute “larghe” misure del tutto italiane, sono finalmente uscite da quella zona protetta rimasta a lungo in penombra, se non nel buio più assoluto. Basti pensare alla recente uscita in sala del film di Gianni Amelio “Felice chi è diverso” (06/03/2014), che affrontava esplicitamente, anche se nella maniera tecnicamente più classica e con una visione evidentemente parziale, il tema dell’omosessualità, le vessazioni, le ostilità, e l’ignoranza, che nell’ultimo secolo hanno circondato tutte quelle persone colpevoli solamente di essere non “diversi” ma semplicemente se stessi.
O ancor di più all’exploit, del tutto inatteso, sia per l’argomento trattato che per l’aspetto apparentemente “local” della vicenda narrata, di “Fuoristrada”, il fortunato documentario di Elisa Amoruso, che da pochi giorni di programmazione in qualche sala di periferia si è guadagnato un posto fisso ovunque venisse proiettato. E proprio quest’ultimo, presentato già in numerosi altri festival e godendo della scia fortunata che lo ha preceduto in quanto a gradimento, sarà uno dei sette protagonisti di questa piccola rassegna settembrina.

A fargli compagnia altri sei titoli. Due cortometraggi: “Change over time” di Ewan Duarte, un viaggio sperimentale e meta-fisico alla ricerca dei differenti se stessi; e “Luigi e Vincenzo”, di Giuseppe Bucci, già spot ufficiale per il Napoli Campania Pride 2013 e vincitore di numerosi premi nazionali e internazionali. Una delicata e intensa metafora dei cambiamenti lenti ma inesorabili e finalmente ben visibili anche a chi nel tempo aveva perso le speranze per se stesso e la propria coppia.
Di ben più lunga durata invece i restanti titoli, a cominciare dal più breve “Lei e’ mio marito”, di Annamaria Gallone e Gloria Aura Bortolini. Cinquanta minuti in cui si ripercorre la storia di un uomo che ha finalmente trovato il coraggio e la forza di cambiare la propria apparenza per seguire il suo istinto e la natura femminile da sempre insita in lui.
Altra presenza senz’altro curiosa e interessante, che affronta la differente tematica della percezione pubblica dell’altro da sé rappresentato e messo in scena, è quella di “Corpo a Corpo” il nuovo film di Mario Brenta e Karine de Villers dedicato al teatro di Pippo Delbono e agli attori della sua Compagnia.
A completare la programmazione altri due titoli: “Come on, Scumbags” di Madina Mustafina Janatovna in cui si esplorano la vita, i vizi e le virtù di un’affascinante ragazza appartenente al terzo genere, più comunemente chiamato “terzo sesso”, ovvero l’ermafroditismo; e “Unique” di Gianni Torres, dove grazie all’aiuto di cinque differenti storie si potrà comprendere la storia passata, ma soprattutto presente e futura del transgenderismo.

Uno sguardo a 360° sulla percezione della propria identità, che è corpo ma anche spirito, e dove il primo non potrà che assecondare il secondo per una piena libertà e consapevolezza di se stessi. Il tutto racchiuso in un festival sicuramente piccolo e pressoché sconosciuto sia a livello nazionale che internazionale, ma dagli intenti, quelli sì, davvero universali.
Noemi Euticchio
29-08-2014

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