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Milioni di cittadini spiati. Obama si difende

Il Guardian: registrate comunicazioni dei clienti di Verizon. Il Post: anche 9 giganti web e carte di credito. Il Presidente: «Nessuno ascolta quelle telefonate»

 Stando al quotidiano The Guardian, la Veri-
 zon Business Network Services, uno dei prin-
 cipali provider di servizi di telecomunicazione
 negli Usa, ha ricevuto ordine di fornire ai ser-
 vizi d’intelligence statunitensi tutti i dati su
 tutte le telefonate che gestisce. Milioni i cit-
 tadini “spiati”, ma la vicenda coinvolge pure
 i giganti del web. E Obama si difende

Secondo il giornale britannico, la National Security Agency (Nsa) ha messo sotto sorveglianza le utenze del gestore di telefonia Verizon, una delle maggiori compagnie degli Stati Uniti, per ragioni di sicurezza nazionale. A dirlo sarebbe una copia dell’ordine emesso in data 25 aprile da un tribunale riservato, la Foreign Intelligence Surveillance Court, che impone alla Verizon di fornire per tre mesi determinate informazioni su tutte le telefonate effettuate all’interno degli Stati Uniti e verso l’estero.
Stando a fonti di stampa, l’ordine impone alla Verzion di fornire giornalmente tutti i “metadati telefonici”, ovvero i numeri telefonici di chi effettua le chiamate e di chi le riceve e la durata delle conversazioni. Non sono richiesti nomi, indirizzi, informazioni finanziarie sugli utenti e contenuto delle conversazioni. L’insieme dei dati su milioni di telefonate dovrebbe permettere alla Nsa di tracciare gli schemi delle comunicazioni all’interno e verso l’esterno. Secondo il Guardian, il provvedimento - basato sul Patriot Act approvato dopo gli attentati dell’11 settembre 2001- dimostra per la prima volta la raccolta indiscriminata di dati sui cittadini americani da parte dell’amministrazione di Barack Obama.

Ma alle accuse del Guardian si aggiungono quelle del Washington Post, secondo il quale la Nsa non si è limitata a raccogliere i dati delle telefonate di milioni di americani abbonati a Verizon ma insieme all'Fbi «ha intercettato e avuto accesso ai server di nove aziende Internet Usa»: Microsoft, Yahoo!, Google, Facebook, PalTalk, Aol, Skype, Youtube e Apple. A questo proposito, Facebook, Apple e Yahoo! negano di aver fornito «accesso diretto» ai loro server ad agenzie governative, mentre Google afferma di comunicare «i dati al governo nel rispetto della legge». Il programma segreto chiamato «Prism» - rivela poi il giornale- ha avuto inizio nel 2007 ed è la fonte principale delle informazioni che le agenzie di intelligence forniscono nel rapporto che ogni mattina viene consegnato al presidente degli Stati Uniti. È stato citato 1.447 volte nel rapporto al presidente solo lo scorso anno. Il programma «sembra simile a quello controverso voluto dal presidente George W. Bush dopo gli attacchi dell'11 settembre», aggiunge il Washington Post, secondo il quale Microsoft è stato il primo partner di Prism.

La bufera sui media aumenta di ora in ora. Il direttore della National intelligence James Clapper dichiara quindi: il programma Prism autorizza a controllare solo cittadini non americani o che vivono fuori dagli Stati Uniti, e le rivelazioni del Guardian e del Wp sono «riprovevoli» e «piene di errori». Riprovevoli perché mettono a rischio la sicurezza dell’America e produrranno «un danno irreversibile alla nostra capacità di rispondere alle tante minacce alla nostra nazione». Clapper ha poi rivelato che al programma sovrintendono una corte speciale e il Congresso, che di recente ha ri-approvato la parte del Foreign Intelligence Surveillance Act (Fisa) che autorizza il Prism. Un organismo speciale chiamato Fisa Court, spiega ancora Clapper, autorizza le registrazioni e riesamina il programma ogni 30 giorni, e impedisce al governo un uso indiscriminato dei dati raccolti, che possono essere esaminati solo quando vi è il ragionevole sospetto di un legame con gruppi terroristici stranieri.

Naturalmente nel mirino finisce Barack Obama. Il New York Times ha dedicato un editoriale al vetriolo alla vicenda delle telefonate spiate dalla Nsa, definendola un «abuso di potere che richiede vere spiegazioni». Secondo il comitato editoriale del giornale (uno dei più influenti del Paese e di solito vicino al presidente), «l'amministrazione Obama ha perso ogni credibilità», perché il governo Usa ha risposto «con le stesse banalità che ha usato ogni volta che il presidente Obama è stato sorpreso a eccedere nell'uso dei suoi poteri». E un'altra testata progressista, l'Huffington Post, sceglie il sarcasmo per attaccare il presidente con il titolo a tutta homepage «George W. Obama» e sotto un fotomontaggio di una faccia frutto della fusione della foto di Obama con quella del suo predecessore. «Nell'era digitale, la privacy deve essere una priorità - è il duro commento su Twitter di Al Gore, ex vicepresidente democratico (con Bill Clinton) e premio Nobel per la pace -. Pare solo a me, o questa sorveglianza segreta è una vergogna oscena?».

Ma non basta. La National Security Agency, infatti, aveva messo sotto controllo anche le carte di credito di migliaia di cittadini americani. Il Wall Street Journal rivela come nell'ambito della sua attività di spionaggio per individuare possibili sospetti terroristi, l'agenzia abbia raccolto anche tutti i dati relativi agli acquisti compiuti con le carte, avendo garantito l'accesso a tutte le informazioni in mano alle banche e alle società emittenti. Un programma su vasta scala che sarebbe partito da Verizon, ma sarebbe stato poi esteso anche a quelli di altre due grandi aziende telefoniche e internet provider: AT&T - con 107,3mln di clienti per la telefonia mobile e servizi wireless e 31,2mln per la telefonia fissa - e Sprint, con 55 milioni di utenti in tutto.

Lo scandalo scuote con durezza l’amministrazione Obama e il Presidente stesso è costretto ad intervenire, ricordando che il Congresso aveva autorizzato il progetto ed è stato costantemente informato. Inoltre ha rassicurato che nessuno ha ascoltato o sta ascoltando le telefonate degli americani e ha garantito che i dati sono conservati al sicuro da ogni intrusione esterna. Obama ha anche affermato che il sistema di tracciamento delle email e dell'attività sul web non si applica ai cittadini statunitensi o alle persone che vivono negli Usa. Obama ha aggiunto di essere convinto che il programma «avrebbe aiutato a prevenire attacchi terroristici».

07-06-2013

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