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"Cinema di note" l'11 maggio all'Artificio

Concerto per pianoforte e pellicola nel teatro della Capitale. Un viaggio che si percorre sul filo magico che lega il linguaggio cinematografico a quello musicale

 Artificio continua il suo viaggio attraverso le
 arti, la sua sperimentazione si sofferma que-
 sta volta ad indagare sul filo magico che le-
 ga il linguaggio cinematografico a quello mu-
 sicale. Da venerdì 11, un giovane composi-
 tore, Francesco Paniccia, farà dialogare le
 note del suo pianoforte con le affascinanti
 immagini del cinema delle origini. Il primo ap- puntamento lo vedrà confrontarsi con l’immaginifico mondo di Georges Méliès.

Il 28 dicembre 1895 i fratelli Lumière proiettano al Grand Café des Capucines di Parigi dieci film di circa un minuto l’uno: è la data ufficiale della nascita del cinema! L'intento dei fratelli Lumière era quello di dare allo spettatore la sensazione del vero, e ci riuscirono pienamente. Infatti in uno dei loro primi corti ripresero un treno che rientrava in stazione e chiunque lo vedeva aveva paura che il treno lo travolgesse davvero. Il cinema fu inizialmente, dunque, pura arte visiva. I primi luoghi ad ospitare delle proiezioni cinematografiche furono dei teatri adattati per l'occasione con uno schermo. Spesso, i proprietari dei locali ingaggiavano dei musicisti, in genere un pianista, per accompagnare musicalmente lo spettacolo. E così per oltre trent'anni. Bisognerà, infatti, attendere fino alla fine degli anni venti, il 1927 per l'esattezza, perché venisse distribuito il primo film sonoro, Il cantante di jazz.

Con i primi grandi successi del cinema muto, fu presto chiaro che la produzione di film poteva essere un affare favoloso, così, a meno di venti anni dalla sua nascita, il cinema è già kolossal: Nascita di una nazione (1915) dell'americano David W. Griffith è il primo vero film in senso moderno e rappresenta il culmine del nascente linguaggio cinematografico, codificando una nuova "grammatica" (sia in termini di stile che di contenuti e di lunghezza) che ancora oggi è usata.

Mentre negli Stati Uniti si sviluppa un cinema narrativo classico, destinato a un pubblico vasto, in Europa le avanguardie artistiche sviluppano tutta una serie di film sperimentali che, sebbene limitati nel numero e nella reale diffusione, sono molto importanti per il cinema successivo. Tra gli autori più importanti ci sono l'italiano Anto Giulio Bragaglia, gli spagnoli Luis Bunuel e Salvador Dalì, i russi Dziga Vertov e lo stesso Ejzenstein, i francesi René Clair e Fernand Léger, ma forse su tutti gli esponenti dell'espressionismo tedesco, Friedrich Wilhelm Murnau, Georg Wilhelm Pabst e Fritz Lang.

Per rendere omaggio a questa meravigliosa ed epica era del cinema muto, Artificio organizza una rassegna di film, dalle origini fino all'avvento del sonoro. Classici della cinematografia mondiale e capolavori tuttora insuperati, ma anche piccole pellicole, poco conosciute al grande pubblico, ma indispensabili per comprendere al meglio un'epoca e apprezzare quella che è stata definita “la settima arte”. Ad accompagnare le immagini filmiche, le musiche composte per l'occasione da Francesco Paniccia. Un'occasione per scoprire capolavori del passato, o riapprezzarli, come non li avete mai “ascoltati”.

Il primo appuntamento, doveroso, è dedicato alla figura di Georges Méliès, riconosciuto come il secondo “padre” del cinema, e il primo degli effetti speciali. Prestigiatore e illusionista, fu un geniale sperimentatore: scoprì accidentalmente il trucco della sostituzione nel 1896 e fu uno dei primi registi a usare l'esposizione multipla, la dissolvenza e il colore (dipinto a mano direttamente sulla pellicola). Diresse più di 1500 film, di cui molti richiamano direttamente o indirettamente l'opera di Jules Verne e sono considerati i primi film di fantascienza e in alcune sue pellicole si possono rintracciare anche le origini del cinema horror.

“L'Inferno” (1911), il capolavoro sul poema dantesco diretto da Giuseppe De Liguoro: quasi tre anni di riprese, 100mila lire di spese e un lancio internazionale affidato a Goffredo Lombardo, futuro fondatore della Titanus, doveva essere il primo lungometraggio nazionale (i manifesti pubblicitari assicuravano uno spettacolo lungo due ore), il primo che avesse usufruito di una campagna pubblicitaria iniziata quasi un anno prima dell’uscita.

E il “Faust” (1926) , l'ultimo film diretto in Germania dal grande Friedrich Wilhelm Murnau, che rappresenta una delle più alte vette artistiche raggiunte dall'espressionismo tedesco.

"Cinema di note"
ARTIFICIO
Vicolo della Campanella, 4
Roma
Info/Prenotazioni: 06 96847559
www.spazioartificio.it

10-05-2012

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