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«C'è magistratura che lavora contro il Paese

Il premier in aula per il processo sui diritti tv Mediaset. Folla di sostenitori, grande spiegamento di forze dell’ordine. «Una condanna? Neanche per scherzo

 Un fiume in piena Berlusconi prima di entrare
 in tribunale a Milano per partecipa all’udienza
 dibattimentale davanti ai giudici della prima
 sezione penale della Corte d’assise d’appello,
 nell’ambito del processo sui diritti tv Mediaset
 (ed è la prima volta). «Nemmeno per sogno
 ma che condanna. C’è una magistratura che
 lavora contro il Paese».

«In un paese civile le intercettazioni non possono essere portate a processo perché manipolabili» attacca il premier che risponde anche ai giornalisti sul caso Ruby: «Non esiste alcuna concussione. Ho dato dei soldi a Ruby perché non si prostituisse. Non c’è questa accusa infamante e non c’è nulla di reale perché la stessa ragazza che avrebbe dovuto essere la vittima ha dichiarato sempre, ha giurato, ha sottoscritto, il fatto di non aver avuto avance da parte mia. La ragazza ha raccontato davanti a me e a tutti una storia dolorosa che ci ha persino commosso. L’avevo aiutata e le avevo persino dato la possibilità di entrare in un centro estetico con un’amica che lei avrebbe potuto realizzare se portava il laser antidepilazione per un importo che a me sembrava di 45mila euro. Invece lei ha dichiarato di 60mila e io ho dato l’incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla a fare la prostituta, per portarla anzi nella direzione contraria».

E ancora. «Siccome c’è da fare poco al governo sono qui a trovare un’occupazione. Su di me è stato gettato fango incredibile. Un fango incredibile che viene su di me che in fondo sono un signore ricco, ma che viene su tutto il Paese». Al processo Mediaset non ci sono «fatti» contro di me, arringa il Cavaliere, ma «pure invenzioni astratte dalla realtà. Non credo farò dichiarazioni spontanee a meno che i giudici non le dicano troppo grosse costringendomi a intervenire».

Berlusconi ha spiegato poi che quelli a suo carico «sono processi mediatici» e «questa è la dimostrazione che nel nostro Paese siamo giunti a una situazione limite per cui bisogna riformare la giustizia». Il premier ha aggiunto anche che la riforma «non è affatto punitiva» ma serve a «portare la magistratura ad essere quello che deve essere, non quello che è oggi come arma di lotta politica». Entrando nello specifico del processo sui diritti tv Mediaset, invece, Berlusconi precisa: «In sintesi estrema vengo sospettato di essere socio occulto di un signore che vendeva diritti a Mediaset: una situazione inesistente». Secondo l’accusa, infatti, Berlusconi sarebbe stato il socio occulto del produttore americano Frank Agrama, uno degli imputati.

Ressa da evento mediatico davanti al tribunale. “Meno male che Silvio c’è”, l’inno a Berlusconi, viene di volta in volta intonato dai circa 200-300 sostenitori del premier muniti di bandiere del Popolo delle libertà e tricolori. Numerose anche le bandiere della Copagri, mentre più defilato c’è un vessillo del Sole delle Alpi.
Intanto un gruppo di contestatori, capitanati dal blogger Piero Ricca, famoso per aver detto al premier Silvio Berlusconi «buffone», si è invece riunito davanti all’ingresso principale del Palazzo di Giustizia di Milano. I manifestanti hanno esposto uno striscione con la scritta “Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legga, basta leggi ad personam”.

Finito di parlare con i giornalisti, Berlusconi è entrato in aula. A questo punto i giudici della prima sezione penale del tribunale di Milano hanno revocato la contumacia. Il dibattimento ha quindi preso il via. La prima testimone sentita è stata Paola Massia, ex collaboratrice dell’imprenditore cinematografico Frank Agrama, anch’egli imputato nel processo.
11-04-2011


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